Ars Per Omnia Saecula, art film di Giuseppe Aquino: «Un omaggio ai “visionari”»

di GIAMPIETRO DE ANGELIS –

Il cinema è una forma d’arte tra le più complete che siano mai esistite. Ricordo come da ragazzo sognassi di diventare regista, più che attore, per cui, quando ho avuto modo di conoscere Giuseppe Aquino, grazie alla comune amicizia con il “nostro” indimenticato Massimo Consorti, è stato come far riaffiorare qualcosa di importante. Aquino è un regista italiano d’autore, di nicchia per scelta e con più di trent’anni di esperienza. Da sempre produce un cinema ricercato, come dice lui, utile e nella bellezza. Non a caso, ha lavorato per oltre dieci anni consecutivi con uno dei più grandi attori italiani, Carlo Delle Piane (Leone d’Oro 1996), che ha recitato anche nell’ultimo film di Giuseppe: “L’altra Infanzia” presentato in selezione al festival di Cannes 2018. È un film documentario sul disagio della povertà infantile, nelle sue mille sfaccettature.

Con Giuseppe ci sentiamo spesso al telefono e in una delle ultime volte mi ha raccontato di un art film che sta girando proprio in questi giorni, oltre a cinque film in lavorazione. Mi dice inoltre che è una pellicola omaggio a tutte le persone sensibili, ai “visionari”.  Mi parla diffusamente di “Ars Per Omnia Saecula”. Ed è tale il suo entusiasmo da contagiarmi, da far tornare in mente la giovanile passione restata latente.  Così, mi ritrovo idealmente sul set, e mi sembra di vivere in prima persona l’ambiente e le scene.

La luce è radente e dorata, i suoni ovattati e quasi silenti, nonostante il tipico sottofondo metropolitano. Ci sono 64 statue in marmo che assumono una grandiosità unica e irripetibile. Sono un esempio di perfezione che toglie il respiro, cattura l’anima, raccoglie le migliori ispirazioni, favorisce delicate sensazioni. Siamo a Roma ma, chiudendo gli occhi, sembrerà di essere nell’Antica Grecia, immaginando giovani e nudi guerrieri dello sport, quegli atleti pronti a dare il meglio di sé nella pista ovale come fosse un’arena. Un luogo dove, nell’apparente silenzio delle statue, sembra di ascoltare voci che provengono dall’infinito, dagli albori della vita, dall’essenza delle cose. Hanno da raccontare, le statue, senza le parole. Hanno da dire molte cose, oltre le vacuità, oltre l’uso selvaggio delle chat odierne, oltre i selfie dalla vita effimera. Hanno da dire a chi sa ascoltare.

È questo il leitmotiv che guida le riprese di “Ars Per Omnia Saecula” con la consueta attenta regia di Giuseppe Aquino. Il testo è di Alberto Rizzo, ispirato all’ultimo libro di Nazzareno Orlando, gli attori sono Susie Calvi e Barnaba Bonafaccia. Nel film, Ettore, interpretato da Barnaba incontra Leda, Susie, sua madre. Un incontro che è una danza, un viaggio nel tempo, nella memoria. Il viaggio dei sentimenti, dell’amore più profondo ritrovato, che riemerge, che respira, che abbraccia, nell’attimo che sa di eterno, irreversibile, ineluttabile. Permanente nell’impermanenza delle cose. Assistiamo al dialogo di Ettore, rapito dalla fierezza espressiva di una statua, mentre Leda, non vista, si prepara all’incontro. Un sottofondo tanghero accompagna i dialoghi e i movimenti. «L’arte parte dall’amore». È la frase chiave pronunciata da Leda verso un Ettore che cerca la Bellezza. Amore che tutto può, tutto spiega. L’Amore di una Madre. L’Amore che esiste nelle pieghe del tempo, nel soffio di vita, nell’albeggiare di ogni nuovo giorno.

Alberto Rizzo, autore del testo, è laureato al Dams di Torino ed è scrittore di romanzi e saggi. Attualmente collabora in modo autonomo con la Caravan Films Rome di Giuseppe Aquino, come writer e nel ruolo di assistente alla produzione. Per la realizzazione di “Ars Per Omnia Saecula” si è ispirato, come si accennava, all’ultimo lavoro letterario di Nazzareno Orlando, ingegnere con una spiccata vocazione alla scrittura. Al suo attivo, almeno tre libri di successo. Susie Calvi è attrice e sceneggiatrice teatrale. Direttrice artistica di VivaTeatro (corsi, stage, spettacoli), mentre Barnaba Bonafaccia è un attore, oggi romano, di cinema e teatro. Ha frequentato la scuola di recitazione con il metodo Oniqua, ideato da Giuseppe Aquino. Ripercorrendo il neorealismo di Vittorio De Sica, Oniqua si fonde con i principi del metodo Stanislavskij, traendo una efficacia notevole nella capacità di improvvisazione, riuscendo a calarsi con realismo in qualsiasi ruolo.

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